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23 Agosto 2011

"La circoncisione" è una novella di Bernhard Schlink  che fa parte della 
raccolta "Fughe d’amore", pubblicata nel 2000 e tradotta in italiano nel 2002.

La novella, ambientata negli Stati Uniti e in Germania,  racconta la  relazione di un giovane tedesco con una ragazza americana di origine ebraica. Andi e Sarah sono giovani, brillanti, innamorati, tuttavia sul loro rapporto sembra stendersi inesorabile l'ombra delle persecuzioni naziste. Deve Andi accettare di portare il peso, in quanto tedesco, di un passato di cui non è colpevole ? E' giusto chiedere a Sarah di  prescindere dal suo "essere ebrea" ? Quanto i giochi di parole, gli stereotipi "innocenti" che ci si scambia durante una cena tra amici contribuiscono ad inchiodare le persone ad un ruolo che non è il loro, quanto contano le identità etnico-religiose e se sono così importanti è possibile la convivenza? Schlink affronta questi temi con rara onestà, rifuggendo luoghi comuni e facili soluzioni narrative.  Un esempio il dialogo tra Andi e Rachel, la sorella di Sarah. "Il peggio per i miei figli sarebbe che un giorno sposassero una donna che non fosse ebrea" dice Rachel e quando Andi cerca di dimostrarle che un matrimonio con una donna di un' altra religione non potrebbe che arricchire l’esperienza dei figli e che le fedi religiose non sono poi così determinanti nella vita di una persona, Rachel risponderà che con i matrimoni misti c'è il rischio di veder diminuire il numero degli ebrei nel mondo, perché i figli nati da queste unioni sono più propensi ad abbandonare le tradizioni e la fede dei padri.

 

"Il numero degli ebrei nel mondo diminuisce? Io non ho statistiche a proposito, ma non riesco a immaginarlo. Infine...se un giorno nessuno volesse più essere cattolico, protestante, agnostico o ebreo, qual è il problema?"

"Nessun problema se un giorno non ci saranno più ebrei?” Lei lo guardò con aria incredula "Sei tu che dici questo?"

Lui cominciò a infastidirsi. Cosa insinuava? In quanto tedesco non aveva il diritto di pensare che la religione ebraica, come ogni religione, vive se è liberamente scelta e muore quando non lo è più? Rachel credeva che la religione ebraica fosse un caso a parte? Che gli ebrei fossero davvero il popolo eletto?

Come se avesse udito la sua domanda, lei disse "Se tu credi così poco alla tua religione da lasciarla morire, sono affari tuoi. Io voglio che la mia viva e la mia famiglia con essa e in essa. Sì, considero che la mia religione sia unica nel suo genere e non comprendo il tuo stupore, perché io non impedisco a nessuno di considerare la sua religione anch’essa unica nel suo genere. Lo stesso per la mia famiglia..."

 

Un altro esempio sono le riflessioni di Andi dopo la visita con Sarah al campo di concentramento di Oranienburg e dopo le critiche che Sarah muove al nuovo piano urbanistico di Berlino che le sembra fatto apposta per cancellare il passato:

 

"Non c'è che questo o quello? Si è uomo o donna, bambino o adulto? Tedesco o americano, cristiano o ebreo? Non serve a nulla parlare, perché aiuta a comprendere l'altro ma non a sopportarlo e ciò che conta è sopportare e non comprendere? E per quanto riguarda il sopportare, non è che alla fine si sopportano solo i propri simili? Naturalmente si accettano le differenze e senza dubbio non potremmo vivere senza di esse. Ma non devono rimanere entro certi limiti? E le cose possono funzionare quando la nostra differenza va a sfociare nella totale rimessa in discussione dell'altro? Appena si pose la domanda ne fu spaventato...Ma egli spinse la domanda più a fondo e si domandò se forse (gli uomini) si sopportano unicamente perché gli uni o gli altri rinunciano a quello che sono. Perché i bambini diventano adulti, i tedeschi diventano come gli americani e gli ebrei diventano come i cristiani. E il razzismo o il fanatismo religioso cominciano nel momento in cui non si è disposti a tale rinuncia? Se non sono disposto per Sarah a diventare americano ed ebreo?"

 

Fino alle pagine in cui Andi per non litigare con Sarah si ritrova a restringere sempre più il ventaglio degli argomenti:

 

"Le loro famiglie erano un argomento scabroso, ma anche la Germania lo era, e Israele, e i tedeschi e gli ebrei, e il suo proprio lavoro (Sarah aveva criticato la passione "tutta tedesca" con cui Andi svolgeva le sue ricerche sui movimenti utopisti americani)   e anche quello di Sarah, potendo la conversazione facilmente finire su quello di Andi. Si abituò a censurare quello che voleva dire, a preferire di tacere le sue impressioni negative della vita new-yorkese e, quando trovava false e presuntuose certe affermazioni degli amici di Sarah sulla Germania e sull' Europa, a non dirlo. Vi erano altri sufficienti argomenti di conversazione, e c'era l' intimità dei week-end in comune e la passione delle notti. Si abituò così bene alla sua autocensura che non la percepì più."

 

Schlink non va alla ricerca di una soluzione narrativa imperniata sul rapporto vittima-carnefice, ma  parla di qualcosa di molto più importante e attuale: il peso dell’ identità, religiosa ed etnica, nell' immaginare una convivenza possibile, il peso della storia  tra memoria e superamento.

E’ vero, come sostiene Andi in una pagina della novella, che alcuni giovani diventano nazisti perché sono stufi di aver conti da regolare con un passato di cui non sono colpevoli ? Che rapporto hanno con l'olocausto i giovani tedeschi  ( i giovani in genere, aggiungeremmo noi) ? Quale messaggio trasmette alle nuove generazioni la visita agli ex campi di concentramento, è la memoria di per sé trasmissibile? 
 

"Una classe visitava il campo contemporaneamente a loro, una trentina di ragazze e ragazzi. Si comportavano come si comportano dei bambini di dodici anni, facevano rumore, sbuffavano e ridevano. Erano più interessati gli uni agli altri che a quanto il professore diceva e spiegava. Ciò che vedevano era materia per impressionarsi, mettersi reciprocamente in imbarazzo, ridicolizzarsi. Giocavano ai guardiani e ai detenuti, gemevano nelle cellule come se fossero torturati o assetati. Il professore si sgolava e ciò che diceva mostrava che aveva accuratamente preparato la visita al campo con i bambini. Ma tutto questa fatica era vana.

Noi facciamo a Sarah la stessa impressione che mi fanno questi bambini? Non c'è nulla da dire se dei bambini si comportano come dei bambini, tuttavia non posso sopportarli..."

 

Il titolo della novella prende origine dalla decisione finale del protagonista di "farsi ebreo" e di qui la sua decisione, come primo atto, di farsi circoncidere per superare con Sarah la dicotomia tra il sopportarsi perché si è simili o il non sopportarsi perché si è diversi. Perché il punto sostanziale della vita di coppia non è l’essere d’accordo sulle cose , ma  essere d'accordo a sopportarsi e rinunciare, quindi, a ciò che separa.

 

Schlink però non si sottrae alla domanda finale, che travalica la vicenda di Andi e Sarah :

 

"Andi pensò al battesimo, alle suore e alle reclute alle quali veniva rasata la testa, ai tatuaggi delle SS e dei deportati e al bestiame marchiato a fuoco. I capelli rispuntano, i tatuaggi possono cancellarsi e il battesimo per immersione lascia intatti, almeno esteriormente. Ma cos' è questa religione a cui non basta l' impegno simbolico, che pretende di materializzare questo impegno con una marchio fisico indelebile? Una religione che la testa può tradire, ma a cui il corpo è obbligato di restare fedele per sempre?"

 

Stupisce in un mondo come il nostro, attraversato da fanatismi religiosi, grandi e piccoli, in uno scenario internazionale di guerra perenne e di guerra civile non dichiarata all' interno dei confini nazionali, la scarsa attenzione che in Italia è stata dedicata a questa novella e ai temi che affronta. Eppure non mancherebbero le ragioni per parlarne.

 

 

Bernhard Schlink, Fughe d’amore, Garzanti 2002, 14 €

La traduzione dei brani citati è nostra, dall’ edizione francese:

Bernhard Schlink , Amours en fuite, Gallimard 2001,  7.30 €

 



La casa editrice SENSIBILI ALLE FOGLIE segnala la pubblicazione del libro:

Salvatore Verde : IL CARCERE MANICOMIO 
LE CARCERI IN ITALIA TRA VIOLENZA, PIETA', AFFARI E CAMICIE DI FORZA

Questo libro denuncia la proliferazione di nuovi luoghi dell'internamento, indotta dal precipitare verso la forma carcere/manicomio di quel vasto panorama di istituzioni sociali nate con l'affermarsi dello stato sociale, e che avevano il compito di governare il disagio, la sofferenza, la devianza, la diversità. Poichè si tratta di una dinamica estesa, diffusa, tendenzialmente prevalente, che dalla prigione e verso la prigione costruisce nuovi saperi e poteri di gestione della crisi sociale contemporanea, bisogna moltiplicare le vigilanze democratiche, le azioni di tutela, le pratiche di aiuto, a tutta quella umanità che è vittima, parafrasando Franco Basaglia, dei "Crimini di pace".

Il testo può essere scaricato gratuitamente o acquistato online andando sul sito http://www.ilcarceremanicomio.it


INDICE

Premessa ..................................................................7

Capienza tollerabile ...................................................11

I numeri incerti delle carcerazioni .................................13

Stato d'eccezione, guerra e business penitenziario ..........19

Sorvegliare e premiare? ..............................................25

Lavorare meno lavorare tutti:

l'immaginazione al potere ............................................31

Esternalizzazioni? ......................................................35

Le navi dei folli: manicomializzazione della prigione ...........43

Crimini di pace ..........................................................53

Epilogo ....................................................................65

Note .......................................................................69

SALVATORE VERDE (Capri 1957), sociologo, lavora come giudice onorario al Tribunale per i minori di Napoli. Svolge attività di ricerca sui temi dell'immigrazione, del controllo sociale e della sofferenza mentale. Ha pubblicato, tra l'altro, Massima sicurezza. Dal carcere speciale allo stato penale, Ed. Odradek, 2002.


17 Maggio 2011

Genova: verso le elezioni amministrative del 2012. Se è chiaro quali siano i valori non negoziabili per l’integralismo cattolico, cos' è negoziabile per il PD ?

« Che l’impegno dei cattolici in politica torni al centro delle riflessioni per il futuro della nostra città è senza dubbio un fatto positivo; che poi questa riflessione coinvolga e parta dai giovani è ancor più rilevante, che questa riflessione nasca alla luce della beatificazione di Giovanni Paolo II è un modo per raccoglierne l’insegnamento e renderlo vivo ed attuale.» Con queste parole Giorgio Ravera, responsabile della comunicazione per il PD genovese, ha accolto la dichiarazione di Simonetta Saveri, responsabile per anni della pastorale giovanile della diocesi genovese, sulla discesa in campo per il prossimo appuntamento elettorale di un gruppo di ex giovani partecipanti alle Giornate Mondiali della Gioventù indette da Wojtyla.

L'annuncio segue di qualche giorno la beatificazione di Giovanni Paolo II, celebrata in concomitanza con la festa del 1 Maggio. E' singolare che la coincidenza della cerimonia con le manifestazioni del 1 Maggio, che ha provocato la protesta dei cattolici di 
Noi siamo Chiesa
, abbia invece riscosso il plauso di Ravera, per il quale «le due piazze del primo Maggio a Roma non erano né antitetiche, né in contrapposizione tra loro, né probabilmente lo erano i sogni e le speranze dei giovani che le animavano: ed anzi dall’incontro tra quelle diverse aspettative, con matrici culturali anche differenti, ma tese tutte ad un fine comune, può nascere la forza per "cambiare il mondo" ».
Interesse per la discesa in campo dei "papaboys" anche da parte di Lorenzo Basso, segretario regionale PD, secondo cui chi ha una formazione legata alla dottrina sociale della Chiesa non può che essere portatore di valori importanti (vedi articolo di Miriana Rebaudo sul Corriere Mercantile del 4 maggio)

Il dialogo che il PD genovese sembra intenzionato ad aprire con questa componente del mondo cattolico, una componente molto vicina a Comunione e Liberazione, prospetta scenari per nulla rassicuranti sulla tenuta della laicità a Genova e provincia, soprattutto in vista della prossima battaglia elettorale, quando si presume che i candidati siano disposti a scendere a più di un compromesso pur di strappare voti alla concorrenza. 
Cosa possiamo attenderci dal dialogo del PD con chi pone a fondamento del proprio agire politico una visione confessionale ? Quali accordi ? Nuovi finanziamenti alle scuole paritarie e nuovi contratti per le strutture sanitarie cattoliche ? 
Gli elettori hanno il diritto di saperlo, perché quanto scritto dalla Saveri sull' "indisponibilità della vita" contraddice cinquant’anni di lotte civili:

«Lo sviluppo dell'uomo è integrale e la dignità dell'uomo deve essere intesa nella sua globalità. Qual è il rischio? Diceva Madre Teresa, con parole molto severe ma piene di verità: «Il più grande distruttore di pace nel mondo è l'aborto. Se una madre può uccidere il proprio figlio nella culla del suo grembo, chi potrà fermare me e te dall'ucciderci reciprocamente?». 
E' chiaro e severo anche l'appello del Papa, nel contesto delle politiche di sviluppo e nei confronti di quei Paesi che attuano politiche di controllo demografico della popolazione: «Rispondere alle esigenze morali più profonde della persona ha anche importanti e benefiche ricadute sul piano economico» (Caritas in veritate, n. 45), in quanto «l'apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica» (n. 44). 

Le parole e l'operato di questi maestri non possono ricevere il consenso solo finché si parla di temi condivisi come la solidarietà e la lotta alla povertà: devono anche riportare al valore del principio e della fine della vita stessa, contro quella cultura di morte che viene pericolosamente promossa da una scienza, una tecnologia e anche una politica prive dei limiti di una seria riflessione etica, in nome di una falsa libertà. Amare la vita degli altri, di tutti, è amare noi stessi e una politica a servizio della persona non può che essere una politica di promozione e tutela della vita, nella sua interezza. 
(Simonetta Saveri, Politica e vita, 12 febbraio 2011)

Sono queste le affermazioni "entusiasmanti" a partire dalle quali è possibile per il PD aprire "un dialogo costruttivo" ? Noi pensiamo di no.


13 Maggio 2011
Genova: il consiglio provinciale boccia una mozione contro l'uso del burqua

L' 11 maggio, la maggioranza della Provincia di Genova ha respinto , con l'eccezione del capogruppo dell' Idv Stefano Ferretti, con 18 voti contro 8, la mozione con cui due consiglieri della Lista Biasotti e del Pdl avevano chiesto provvedimenti per vietare l'uso del burqua in luoghi pubblici.

E' evidente sullo sfondo della mozione e della votazione che ne è seguita lo strumentale utilizzo della questione burqua per palesi ragioni di contrapposizione politica. Questione che, invece, avrebbe sicuramente meritato una maggiore attenzione. La destra non perde occasione di cercare consenso tra gli elettori agitando lo spauracchio dell 'immigrato e cosa può spaventare di più l'immaginario del suo potenziale elettorato che una figura avvolta nel burqua ? Dato il numero irrisorio di donne che a Genova lo indossano, la mozione, sebbene non illegittima in sé, appare pretestuosa nell'attuale contingenza politica quando son ben altri i problemi che affliggono la cittadinanza, ma ideologica appare la risposta della maggioranza di centrosinistra e fuori luogo i giochi di parole e l'ironia di Angelo Spanò (Verdi) sul partito della libertà che vuole limitare le libertà, come se indossare il burqua fosse un simbolo di libertà !

Dalle parole di Marina Dondero,vicepresidente della Provincia, riportate dal quotidiano La Repubblica, emerge il consueto vizio di rinviare una chiara presa di posizione su un tema che non è scottante esclusivamente per il numero limitato di casi che lo concernono. Siamo sicuri che il divieto dell' uso del burqua all' interno delle istituzioni pubbliche debba restare in Italia una battaglia patrimonio della destra o non dovrebbe piuttosto essere la sinistra laica per prima a voler impedire che segni religiosi, che per di più indicano nel corpo della donna una "fonte di concupiscenza da nascondere agli estranei", divengano una sorta di passepartout che, in nome della religione, consente ai credenti ciò che ai non credenti è vietato, stabilendo una sorte di duplice o triplice norma la cui discriminante non è il diritto comune, ma la fede religiosa ?

Come contrapporsi allora al medico, al farmacista obiettore di coscienza all' interno di una struttura sanitaria pubblica?

 



18 Aprile 2011

Genova Laica e dintorni si occupa prevalentemente di laicità, ma non ci dispiace ogni tanto fare un'incursione in territori affini, che permettono di capire come la situazione italiana sia un po' più complessa della rappresentazione che ne danno i media e la Tv in particolare.
Tv che esclude quasi programmaticamente dai suoi salotti i radicali. Ora, i radicali hanno tutti i difetti del mondo, ma agli occhi di occupa le stanze della politica, hanno soprattutto il difetto di non fare sconti a nessuno, per questo sono considerati una variabile impazzita da tenere lontana dal grande pubblico televisivo chiamato, come allo stadio, a partecipare ad una gara il cui esito, chiunque sia il vincitore, non deve apportare alcun cambiamento sostanziale.
Segnaliamo quindi con grande piacere l'articolo di Sergio Rizzo sull' edizione odierna del Corriere della Sera (pag.9) sull' instancabile e isolata battaglia dei radicali contro i costi che consolidati partenariati politico-economici sono soliti addossare impunemente ai contribuenti italiani.

"Ottantuno milioni spesi in 14 anni.Il conto salato per gli uffici dei senatori."
Le denunce dei radicali: «Istituzioni usate come un bancomat per imprenditori d'area» l' articolo continua 
qui


Qual è il baratto tra Chiesa e Consiglio Regionale della Liguria ?

Liguria: consiglio regionale, Ue riconosca radici cristiane 

articolo pubblicato su  La Repubblica

Genova, 28 mar. - (Adnkronos) - L'Unione europea riconosca le proprie origini cristiane: e' la richiesta della Regione Liguria. Con 29 voti favorevoli e 2 contrari (Matteo Rossi, Sinistra Ecologia e Liberta', Giacomo Conti, Federazione della sinistra) il consiglio regionale ligure ha approvato la mozione del Popolo della Liberta' (prima firmataria Raffaella Della Bianca) con la quale si impegna la giunta a sollecitare in maniera forte con un documento unitario e condiviso, l'Unione europea affinche' decida di riconoscere e difendere le radici cristiane che ha escluso dalla sua costituzione. Approvato, con l'astensione di Matteo Rossi (Sel) anche un emendamento alla mozione presentato da Luigi Morgillo (Pdl) che sollecita a intervenire presso il governo italiano e la commissione europea affinche' gli stati membri e la stessa Unione europea subordinino eventuali aiuti a paesi terzi ''all'effettiva tutela e rispetto delle minoranze religiose ed etniche''. Respinto con 13 voti a favore (centrodestra, Rosario Monteleone (Udc) e Armando Ezio Capurro, Noi con Burlando) e 17 contrari (il resto del centrosinistra) invece un emendamento (primo firmatario Edoardo Rixi, Lega Nord) che chiedeva di ''attivare le procedure per inserire nello statuto della Regione Liguria le parole ''radici cristiane''.

(28 marzo 2011 ore 18.18)

 

 



deserto


27 MARZO 2011

Di Libia ed altre cose


Due sentenze choc della Corte europea per i diritti dell 'uomo (CEDU) : quella del 18 marzo che legittima la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane e quella del 24 marzo che assolve l' Italia dall'aver violato la convenzione dei Diritti dell' uomo nel corso degli avvenimenti che portarono alla morte di Carlo Giuliani durante lo svolgimento del G8 del 2001. Sullo sfondo la guerra in Libia e la benedizione della Chiesa all' intervento europeo in Nordafrica. 

Due vittorie per l' Italia, fino a questo momento ritenuta la pecora nera per eccellenza degli stati fondatori della UE per la difficoltà a tenere sotto controllo il debito pubblico, per le violazioni della normativa europea in tema di rifugiati e di violazione dei diritti dei migranti, per il mancato rispetto delle quote latte, per l'eccessiva lunghezza dei procedimenti giudiziari, ecc. Due vittorie perché sottraggono l' Italia all' obbligo del rispetto della normativa europea in tema di non discriminazione in base al credo religioso, agli orientamenti sessuali, all' etnia di appartenenza, subordinando i cittadini italiani ai valori e alle regole della religione maggioritaria  e perché assolvono il precedente governo Berlusconi dalle responsabilità dei gravi abusi commessi dalle forze dell' ordine durante le giornate del G8 di Genova, abusi accertati in sede giudiziaria e ampiamente denunciati dalla stampa nazionale ed estera.

Quindi non crediamo che l'attuale congiuntura internazionale sia del tutto ininfluente nella decisione dell' Europa di garantirsi il consenso delle gerarchie ecclesiastiche e il sostegno del governo di un paese che si affaccia su un Mediterraneo in fiamme.

La crisi libica, col conseguente intervento militare dei paesi della UE e della NATO, si innesta sulla generale crisi che ha colpito in questi mesi  i regimi nordafricani e sulle conseguenze, in campo energetico, del terremoto che ha colpito il Giappone e ha provocato il disastro nucleare della centrale di Fukushima, evento che ha reso ancora più allarmante l'ipotesi di sopperire con l'energia nucleare al crescente fabbisogno energetico dell' Occidente. 

Ripercorriamo alcuni fatti:

Di Libia si comincia a parlare intorno al 15 febbraio e soprattutto dal 17, giorno dell' indizione della "giornata della collera" contro il regime d Gheddafi da parte di alcuni gruppi libici di opposizione. In quei giorni però la parte del leone sulla stampa italiana la fa ancora il Bahrein e i morti di Manama, ma già il 19 febbraio nel Parlamento italiano, dopo le notizie di un centinaio di morti e dell' intervento dei mercenari contro i manifestanti diffuse da Al Jazeera e BBC, si levano le voci di chi chiede un intervento contro la repressione in Libia (Veltroni, Casini, Bonelli, Della Vedova, Rutelli, Evangelisti).
 
Il 21 febbraio, alla fine del vertice dei 27 riuniti a Bruxelles, Frattini dichiara la situazione in Libia "molto grave, sull'orlo di una guerra civile" e lancia il primo allarme sul rischio per l' Italia di "un flusso epocale d'immigrati". Bersani accusa il governo di compromissioni con il regime di Gheddafi, IDV e i radicali chiedono la revisione del Trattato italo-libico e le dimissioni di Frattini.

Il 23 febbraio Berlusconi interviene sulla crisi libica: "Spero non prevalga il fondamentalismo islamico. Per tutta la notte siamo stati in contatto con i leader europei e americani per monitorare la situazione in Libia e in altri paesi del nord Africa. Quello che è importante è che non ci siano violenze ma dobbiamo anche essere attenti a quello che accadrà dopo quando saranno cambiati questi regimi con cui noi trattiamo e che sono per noi importanti per la fornitura di energia" (leggi qui). A Roma manifestazione davanti all' ambasciata libica di oppositori e appartenenti a PD, RC, PCL.

Il 24 febbraio si comincia a far strada, a livello europeo, l'idea di un intervento militare umanitario in Libia, ma La Russa smentisce la notizia mentre Maroni rilancia a Bruxelles l'allarme profughi e Berlusconi rilascia dichiarazioni su uno scambio telefonico di opinioni sulla situazione libica con Obama. 
Da Napolitano giunge la prima apertura all' ipotesi di sanzioni ed un invito alla UE ad affrontare unitariamente l'emergenza energetica e migratoria. Anche Confindustria chiede un intervento forte del governo, dell' Europa e dell' ONU, ma la Nato, tramite il segretario generale Rasmussen nega l'intenzione di intervenire senza un mandato Onu. 
L'Espresso pubblica i file rilasciati da Wikileaks sui rapporti tra Berlusconi e Ben Ali, Mubarak, Putin, Gheddafi, mentre specialisti come Guolo, intervistati, negano nella rivolta libica l'apporto di Al Qaeda e giornalisti come Stille condannano le esitazioni italiane sulla politica da adottare contro Gheddafi. 

Il 25 febbraio Napolitano ribadisce che l' Italia non pone veti o rifiuti alle sanzioni contro la Libia e che l' Onu è l'organo deputato a sancirle e torna a invocare una comune posizione europea in tema di immigrazione e asilo. Gli ambasciatori libici nei più importanti paesi europei e all' Onu si schierano con l'opposizione e si comincia a parlare di una zona di esclusione aerea in Libia che impedisca a Gheddafi di bombardare i manifestanti. 

Il 26 febbraio Berlusconi interviene al congresso del Partito Repubblicano parlando della crisi libica e al congresso dei Cristiani Riformisti attaccando la scuola pubblica statale, difendendo quella paritaria e la promettendo che finché il suo governo resterà in carica non saranno mai approvati i matrimoni gay e le adozioni per i single. 

Il 27 febbraio nasce a Bengasi tra le forze di opposizione il Consiglio Nazionale, una sorta di governo provvisiorio, e a New York il Consiglio di Sicurezza dell' Onu approva all' unanimità una risoluzione che congela i fondi della famiglia Gheddafi e di altri importanti esponenti del regime, pone l'embargo sulle armi e prevede di deferire Gheddafi al Tribunale dell' Aja per crimini contro l' umanità. Il documento Onu non esclude un intervento internazionale se necessario. Si profila l'ipotesi di utilizzo delle basi aeree italiane, anche se Frattini giudica l'ipotesi "prematura". 

Il 28 febbraio la UE emana le sanzioni Onu e convoca per il fine settimana un vertice per discutere della no fly zone. L'Arabia Saudita si impegna a garantire la stabilità del mercato petrolifero, mentre il sito israeliano Debka rivela che consiglieri americani ed europei sono già in Cirenaica per aiutare l' opposizione. 

Il 1 Marzo viene varata la missione umanitaria italiana da effettuarsi in territorio tunisino per accogliere i profughi, si profila l'utilizzo di navi italiane per far rispettare l'embargo. 

2 Marzo intervento del Papa che manifesta preoccupazione, gli insorti chiedono un intervento internazionale, tre navi statunitensi si dirigono verso il Mediterraneo, l' Unicef getta l'allarme sulle condizioni dei profughi. 

3 Marzo si diffonde la notizia che Gheddafi possa disporre contro gli oppositori di 25mila mercenari pagati con le rendite petrolifere. Frattini esclude categoricamente che l' Italia, a causa del suo passato coloniale, possa partecipare ad un azione militare in Libia, al massimo darà disponibilità logistica. 

Alle minacce di Obama di un intervento militare in Libia fa seguito il 4 marzo l'appello rivolto a Gheddafi da Napolitano perché fermi gli attacchi alla popolazione libica, attacchi definiti "intollerabili". Appello del Nunzio Apostolico di Tripoli perché l' Italia e la UE si facciano carico dell' evacuazione dei profughi eritrei dalla Libia. 

Il 5 marzo nell'ambito di una manifestazione del PDL Berlusconi ritorna sulla proposta di bonus alle famiglie che iscrivono i figli alla scuola privata e promuove il nucleare come unica alternativa possibile a petrolio e gas. 

Il 7 marzo l'amministrazione Usa esprime la preoccupazione che l' aumento del costo dei prodotti petroliferi causato dalla crisi libica possa compromettere la ripresa economica americana, Casa Bianca e NATO si preparano all' intervento militare, Francia e Gran Bretagna a redigere i piani della no fly zone. Si dichiarano contrari la Russia e in Italia il ministro Maroni che teme un nuovo Afganistan e propone un piano Marshall per i paesi nordafricani. In Italia contraria all' intervento si dichiara la Lega che teme un forte afflusso di rifugiati e che annuncia che si presenterà da sola alle prossime elezioni nei piccoli centri. 

L' 8 marzo si parla di offrire un salvacondotto a Gheddafi, che verrà però preventivamente rifiutato dall' interessato e La Russa afferma che l' Italia parteciperà all' eventuale intervento militare umanitario purché sotto l'egida dell' ONU e della NATO. 

Il 9 marzo la Conferenza islamica approva l'idea di instaurare sulla Libia la no fly zone. Il Parlamento europeo vuole che la UE riconosca il governo provvisorio degli oppositori, favorevole la Francia, più cauti gli altri membri della UE, tra cui l' Italia.

Il 10 marzo la Francia riconosce il governo provvisorio, negativa reazione della Germania all' iniziativa francese, la NATO per intervenire chiede un chiaro mandato dell' ONU. L' ENI prevede che ci sarà molto presto un blocco della produzione di petrolio. 

L' 11 marzo vertice straordinario della UE, la posizione francese è sostenuta dalla Gran Bretagna mentre l' Italia si dichiara d'accordo con la posizione russa: contrarietà alla no fly zone e all'intervento militare e la Casa Bianca annuncia di attendere la riunione della NATO prevista il 15 marzo. 

Il 14 marzo la Russia dichiara la messa al bando dal territorio russo di Gheddafi e il blocco delle operazioni finanziarie libiche, permane però il disaccordo sull'instaurazione della no-fly zone, richiesta invece dalla Lega Araba, che non consente però ad un intervento militare.

Il 16 marzo all' ONU inizia l'esame dell' ipotesi della no fly zone. Il Consiglio di Sicurezza appare diviso, Frattini dichiara l'accordo dell' Italia all' istituzione della no fly zone. Le truppe fedeli a Gheddafi sembrano riconquistare il terreno perduto nelle settimane precedenti. Maroni lancia nuovamente l'allarme immigrati. 

Il 17 marzo l' Onu approva l'intervento in Libia per difendere i civili e l' istituzione della no fly zone; disposti a partecipare all' intervento Francia, Gran Bretagna, forse gli Usa e alcuni paesi arabi, tra i contrari, la Cina e la Russia che frenano e l' Italia che  chiede la cessazione del fuoco come pre-condizione all' intervento. La risoluzione esclude la presenza di forze di occupazione sul suolo libico. 

Il 18 marzo Napolitano nell'ambito delle manifestazioni per il centocinquantenario dell' unità d' Italia dichiara: "Non possiamo rimanere indifferenti alla sistematica repressione di fondamentali diritti umani in qualsiasi Paese. Non possiamo lasciare che vengano distrutte, calpestate le speranze, che si sono accese, di un Risorgimento anche nel mondo arabo. Mi auguro che le decisioni da prendere siano circondate dal massimo consenso" (leggi 
qui )
Frattini dichiara che l' Italia metterà a disposizione le proprie basi e che sarà possibile l'utilizzo di aerei italiani contro le violazioni della no fly zone. Il Parlamento italiano approva la risoluzione della Commissione Difesa ed esteri che dà mandato al Governo di agire in base alla risoluzione ONU (assente al voto la Lega, astenuta l' IDV). Il PD dichiara la sua disponibilità a sostenere l'azione di governo nei limniti della risoluzione ONU. Viene candidata Napoli come sede del quartier generale della "coalizione dei volenterosi" e Amendola, Gioia del Colle, Sigonella, Aviano, Trapani, Decimomannu e Pantelleria scelte come basi militari. 

Il 19 ha inizio l'intervento militare francese nei cieli della Libia, immediatamente dopo scatta l' operazione Odissey Dawn a cui partecipano Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti. Per ora Italia e Canada non partecipano attivamente. La Russia condanna l' intervento. Il ministro La Russa dichiara che gli aerei italiani sono pronti ad alzarsi in volo in 15 minuti, Bossi afferma che la posizione dell' Italia è avventata. Napolitano si compiace per l' "impegno assunto".

Il 20 marzo si manifesta preoccupazione per gli interessi delle imprese italiane in Libia e per gli scambi commerciali minacciati anche dal protagonismo francese nell'area libica (leggi qui)
Russia, Cina e Lega Araba criticano i raid, ma il Qatar si schiera con la coalizione, l' Italia entra in campo con sei tornado con l'obiettivo di neutralizzare i sistemi radar nemici.
La Lega chiede un dibattito parlamentare sulla partecipazione italiana alla coalizione.Secondo Napolitano l'intervento è legittimo. 
Interviene anche il Papa che si appella al senso di responsabilità di politici e militari perché garantiscano la sicurezza e l'incolumità dei cittadini, ma non condanna l'intervento, come non lo condannano, nonostante gli inevitabili distinguo, Bersani, Buttiglione, Bocchino, Rutelli, D'Alema. La Russa e Frattini minimizzano il dissenso all' interno del governo. La Turchia assume la rappresentanza degli interessi italiani in Libia, dopo la chiusura dell' ambasciata italiana.

Il 21 marzo si pone il problema del comando della coalizione. L' Italia chiede il coinvolgimento della NATO, Gran Bretagna e Stati Uniti appoggiano questa richiesta. Secondo la Francia questa opzione non è possibile per l'opposizione della Lega araba. Nell' attesa di una decisione sulla guida delle operazioni la Norvegia sospende la sua partecipazione. 

Il 22 marzo la Casa Bianca annuncia l'accordo tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti per un comando unificato NATO, mentre Cina e Unione africana chiedono un immediato "cessate il fuoco" e la Germania si ritira dalle operazioni nel Mediterraneo. Si annuncia un nuovo dibattito al parlamento italiano.

Il 24 marzo Montecitorio dà il via libera alla missione in Libia per soli sette voti, al Senato invece è approvata quasi all'unanimità la mozione presentata da PD, IDV, Terzo Polo

Il 25 marzo si registra la condanna dell' intervento da parte di Brasile, Russia, India, Cina che si presentano ai paesi arabi come interlocutori alternativi ai paesi occidentali e il consenso alla condanna del Sud Africa ostile al modo in cui l' intervento si è dispiegato. 
La NATO annuncia che "assumerà il comando di tutte le operazioni militari in Libia, non solo per quanto riguarda la no-fly zone, ma anche per tutte le azioni militari contro gli obiettivi di terra, necessarie per garantire il rispetto della risoluzione numero 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. La missione, ha spiegato la portavoce Oana Lungescu, in linea di massima è stata pianificata per avere una durata di "tre mesi", che tuttavia potrà essere ulteriormente prolungata o, se del caso, anche abbreviata a seconda delle necessità. Il comando delle operazioni Nato in Libia sarà assunto dal generale canadese Charles Bouchard." (leggi 
qui)

Il 27 marzo Frattini annuncia il formarsi di un asse italo-tedesco per trovare una via d'uscita alla crisi libica, contrapposto a quello franco-britannico, che verrà presentato al vertice della coalizione martedì 29 marzo a Londra.
Con l'assunzione del comando delle operazioni da parte della NATO si conclude la  prima fase dell' operazione, Odissey Dawn, e si apre la seconda, quella chiamata Unified Protector. 
Dopo l'affidamento del comando alla NATO giunge l'appello del Papa perché tacciano le armi e torni ad agire la diplomazia. 

Queste operazioni si sono succedute rapidamente senza che nei paesi interessati si sia levata una voce significativa contro questa nuova guerra. E' la prima volta e desta preoccupazione l'unanimità che i diversi governi hanno raccolto nei singoli paesi anche tra le fila dei partiti di opposizione. Solo ora, nel momento in cui, sembra profilarsi concretamente l'ipotesi di una ridefinizione della carta geopolitica del Nordafrica, cominciano a nascere i primi dubbi rispetto ad un'operazione che fino ad oggi stampa e media hanno presentato all' unanimità come operazione esclusivamente umanitaria. La copertura ideologica della Chiesa ha evitato che nel mondo cattolico, tradizionalmente pacifista, si coagulasse quell' opposizione all' intervento militare che negli anni passati aveva impedito ai governi di ottenere il pieno appoggio della popolazione. Fa paura il blocco conservatore che si è costituito a livello europeo e nazionale fra governo, industria, banche, gerarchie ecclesiastiche, fanno paura gli immediati rialzi di borsa all' annuncio dell'attacco aereo delle forze di coalizione, fa paura la sorda lotta che si è aperta tra le potenze occidentali per accaparrarsi lo sfruttamento delle risorse petrolifere della Libia, fanno paura i governi fantoccio che si profilano all' orizzonte, gli scenari che si aprono in Medio Oriente, la facilità con cui si manipola l'informazione e si determina il sentire delle masse e si sostiene o si affossa un dittatore mentre per le popolazioni non cambia quasi nulla. 

E' dal 1991 che l ' Italia è presente, senza interruzione, su tutti gli scenari di guerra nel mondo: prima guerra del Golfo, Kosovo, Afganistan, Iraq. La prima guerra del Golfo fu il primo conflitto a godere di una copertura mediatica che trasformò radicalmente le strategie di guerra, ma fu con la guerra del Kosovo che nacque il modello della "guerra per fini umanitari", carattere invocato sempre più spesso come giustificazione di interventi armati volti a ridisegnare le carte geografiche e a favorire, nei paesi strategicamente importanti, la salita al potere di governi amici di questo o di quel paese occidentale. 

Gli americani e gli occidentali in genere hanno imparato la lezione del Vietnam: impedire che l'opposizione interna metta sotto scacco la politica dei governi, per questo grazie anche alle nuove tecnologie , la scienza dell'uso e della manipolazione dell' opinione pubblica ha fatto passi da gigante. Attraverso la denuncia mediatica degli orrori commessi dal "nemico", la creazione di un'opinione pubblica favorevole alla guerra umanitaria diventa l'arma più potente per sconfiggere i movimenti pacifisti che sempre più spesso vengono accusati tout court di connivenza ideologica con il nemico quando non direttamente di complicità e la strategia sembra pagare, visto il silenzio che ha circondato in questo mese l'attacco armato in Libia. 

Le guerre quindi hanno ristretto in Italia gli spazi autentici di dibattito politico, sostituiti da un flusso ininterrotto di immagini e notizie tra le quali diventa quasi impossibile distinguere la notizia vera da quella falsa, l'approfondimento dalla manipolazione. Questo fatto dovrebbe gettare l'allarme sul restringimento degli spazi democratici, restringimento favorito anche dalla nascita di apparati militari professionali il cui prestigio e rendita di posizione sono strettamente dipendenti dal numero di operazioni militari internazionali in corso, per non parlare dell' industria bellica e delle banche: la guerra genera le condizioni che permettono ai governi di stanziare finanziamenti straordinari che non rientrano nell' ordinaria programmazione economica, di gestire immense risorse economiche in operazioni che deviano la ricchezza prodotta dal paese verso canali prestabiliti. 

La crisi economica globale che attraversa tutti i paesi occidentali sembra trovare respiro non nella soluzione delle contraddizione dell' economia globale, ma nel rilancio delle speculazioni selvagge che si nascondono spesso dietro gli interventi umanitari, mentre tacciono le rivendicazioni salariali dei lavoratori, stretti tra crisi economica, spese di guerra, connivenza degli apparati sindacali e politici.

Nel frattempo finiscono sullo sfondo in Italia i problemi che rendono traballante l'attuale maggioranza di governo e il "pericolo" per la tenuta della società italiana sembra provenire dalle migliaia di profughi che potrebbero abbattersi sulle coste italiane, non da un sistema politico che nega l'assegno di accompagnamento (280 euro mensili) a chi ha un disabile in famiglia ma un reddito annuale superiore ai 10mila euro, ma che non dice che il semplice alzarsi in volo di un caccia costa al contribuente 35mila euro.

 


MARZO 2011

Lo Sbarco racconta la risposta di molti italiani alla deriva dell' Italia democratica

                       



guarda il 
video e contribuisci alla realizzazione del documentario sullo Sbarco.

La storia:
Dei cittadini italiani residenti a Barcellona seguono con allarme crescente le notizie che arrivano dall
’Italia: razzismo, corruzione, precarietà, potere mafioso, distruzione del territorio. Il tessuto sociale e civile del loro paese si sta trasformando, nella rassegnazione dei più. Nasce un'idea: partire con una nave, la “nave dei diritti” da Barcellona a Genova...(continua qui)



24 FEBBRAIO

La vita e la morte in ostaggio

di Monica Lanfranco

Ingannevole, ideologico, autoritario.

Sono queste le tre parole scelte, non a caso, dal Comitato che sta raccogliendo migliaia di adesioni di intellettuali e di cittadini e cittadine comuni al sito www.autodeterminazione.it contro un progetto di legge su ‘Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento’, slittato di qualche giorno nelle discussione parlamentare ma che incombe sulle nostre teste nella gigantesca confusione del governo e del suo premier, che oltre ad essere ormai da troppo tempo fuori ogni controllo accumula anche grottesche esternazioni, tra cui spicca quella secondo la quale sui ‘temi etici e scuole cattoliche il governo terrà conto delle indicazioni della gerarchia ecclesiastica’, che detto da lui certo suona alquanto surreale.

Senza mezzi termini l’appello dice che se il testo delle Disposizioni fosse approvato nella forma attuale le persone vedrebbero gravemente limitati i propri diritti e sarebbero espropriate della possibilità di governare liberamente la propria vita e il diritto all’autodeterminazione, definito fondamentale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 438 del 2008, sarebbe cancellato. Chi ha pensato l’appello non si limita a chiedere firme, ma ha messo anche a disposizione un documento analitico di valutazione del progetto di legge, già inviato ai parlamentari e rintracciabile sul sito: un modo importante per condividere saperi e riflessioni su un argomento, come in particolare il fine vita, che in Italia si fatica a discutere.

Quando, nel settembre 2009, un gruppo di donne, al quale partecipò anche Mina Welby, su invito della rivista Marea e di Erminia Emprin Gilardini si riunì a discutere di Corpo indocile e di autodeterminazione nelle scelte della vita e del fine vita, redigendo poi il numero della rivista dedicato a questo tema, l’intuizione era stata evidentemente quella giusta: in Italia, dopo la pesante sconfitta subìta con l’approvazione della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, era in atto un pericolosissimo attacco alla visione laica della libertà di disporre del proprio corpo, che aveva come primo atto la revisione in senso restrittivo della legge 194 sull’interruzione di gravidanza per poi passare, dopo il caso Welby ed Englaro, alla blindatura sui temi del fine vita.

Nella sua riflessione Emprin Gilardini scriveva: "Quando si parla di umanizzazione della medicina si pensa generalmente alla fragilità della persona malata nella sua qualità di assistita/o, consegnando chi esercita la professione medica a una dimensione sovrumana, alla quale si richiede non solo un sapere, ma la conoscenza del senso stesso dell’esistenza umana, di un lasciare o non lasciare nascere, vivere e morire che trascende uomini e donne fatti di carne, sangue, muscoli, ossa, storia e cultura, compreso il medico. Si costruisce così una figura dalla quale ci si attende che detenga e sia nello stesso tempo responsabile della competenza legittima su questi temi".

In questo progetto di legge l’alleanza terapeutica tra paziente e medico è sostanzialmente vanificata da un testo che pone ripetutamente il medico di fronte al rischio di responsabilità penali: il medico, quindi, sarà indotto a tenere comportamenti ‘difensivi’, dettati dall’esigenza di porsi al riparo da responsabilità, piuttosto che orientati all’autentico ‘bene del paziente’. Il consenso informato della persona è sostanzialmente cancellato: alla persona vengono imposti comportamenti e sottratte possibilità di decisione, si introduce un ‘obbligo di vivere’ in contrasto con la libertà di scelta del soggetto interessato, del suo ‘potere di disporre del proprio corpo’ (Corte costituzionale, sentenza n. 471 del 1990). Le dichiarazioni anticipate di trattamento altro non sono che una inutile macchina burocratica: inutile, perché prive di ogni valore giuridico vincolante e perché viene escluso che la persona possa esprimere la propria volontà proprio in relazione ai trattamenti sanitari che più possono incidere sulla sopravvivenza, come l’alimentazione e l’idratazione forzata.

Non è un caso che proprio i movimenti delle donne abbiamo sempre messo in primo piano non solo la necessità di partire dal corpo anche e soprattutto se si parla di vita e di morte, ma anche abbiano perseguito, quando si è percorso il cammino legislativo, la strada normativa più aperta e inclusiva possibile.

I movimenti delle donne non hanno mai chiesto leggi escludenti, né per la regolamentazione dell’interruzione della gravidanza, né per la procreazione assistita. Il principio è sempre stato quello di permettere, laddove ce ne fosse il bisogno, che il soggetto femminile potesse accedere a dei servizi. Anche sulla questione del fine vita le richieste sono sempre state ispirate a questo principio; Peppino Englaro ha sempre detto di volere seguire il desiderio della figlia nel non essere tenuta in vita artificialmente, e mai ha sostenuto che questa fosse l’unica visione e scelta possibile.

E’ in gioco troppo della storia del pensiero e alla pratica laica per stare alla finestra a vedere come va a finire.

Monica Lanfranco
www.monicalanfranco.it 
www.altradimora.it 
www.mareaonline.it
www.radiodelledonne.org



21 FEBBRAIO

Genova, Rossi (Sel) risponde a Mons.Rigon: "Omosessualità non è malattia, faccia chiarezza"

Il gruppo consigliare regionale di Sinistra Ecologia e Libertà risponde alle parole pronunciate da Monsignor Paolo Rigon, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Ligure, che ha parlato dell'omosessualità come di "un male che andrebbe curato con la psicoterapia, è un problema indotto perché non si nasce omosessuali".

"Dalle parole di Monsignor Rigon si desume che sul nostro territorio operano dei Consultori Familiari che praticano terapie per "curare" l’omosessualità. L' ha dichiarato il consigliere regionale di Sel, Matteo Rossi "teorie che affrontano l’omosessualità come una patologia hanno in passato prodotto danni drammatici e da molto tempo non hanno più cittadinanza presso la comunità scientifica".

"Pertanto ci chiediamo " prosegue Rossi " come possano esercitarsi nella nostra regione tali "trattamenti" che rischiano di alimentare un' idea distorta dell'omosessualità e quindi forme di omofobia, come ci hanno giustamente ricordato le associazioni per i diritti LGBT. Ci chiediamo inoltre se queste strutture hanno usufruito o usufruiscano di finanziamenti regionali".

"Auspichiamo " conclude in consigliere regionale " che il Cardinale Bagnasco smentisca autorevolmente le parole di Monsignor Rigon, in caso contrario invitiamo l' istituzione regionale ad intervenire sospendendo ogni forma di collaborazione con i Consultori Familiari della Diocesi. Nel prossimo Consiglio regionale presenteremo un Ordine del Giorno per fare chiarezza su questi temi, chiedendo a tutti partiti di sottoscriverlo.

articolo originale su Genova24.it


20 FEBBRAIO
La Casa della Legalità- Onlus presenterà domani l'esposto-denuncia all'Autorità Giudiziaria nei confronti di Mons. Paolo RIGON, vicario giudiziale della Diocesi di Genova, per le espressioni omofobiche da questi pronunciate all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico. Leggi il testo integrale dell'esposto-denuncia

ESPOSTO nei confronti Mons. Paolo RIGON, Vicario Giudiziale della Diocesi di Genova

Il sottoscritto Abbondanza Christian, (...), in qualità di legale rappresentante dell’Onlus "Casa della Legalità e della Cultura – Onlus" con sede centrale in Genova, iscritta alla Registro delle organizzazioni di volontariato, nel settore della Sicurezza Sociale, presenta esposto-denuncia: 

1) il Paolo RIGON, nella veste di vicario giudiziale della DIOCESI di GENOVA, durante la propria relazione all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico, tenutasi pubblicamente a Genova in data 19 febbraio 2011, ha pronunciato la seguente frase: "OMOSSESSUALITA’, UN PROBLEMA DA ESTIRPARE". Tale espressione è platealmente ingiuriosa e intrinsecamente capace di istigazione alla violenza privata per oggettiva concezione razzista. Tale frase pronunciata dal RIGON è stata quindi anche ripresa dalla stampa ed è disponibile presso il sito internet de "Il Secolo XIX" all’indirizzo:
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/02/19/ANeUrzkE-problema_estirpare_omosessualita.shtml

2) il Paolo RIGON, nella medesima sede, approfondiva con i giornalisti tale passaggio ed affermava che "Se parliamo di questo argomento siamo sempre presi male. Il nostro intento è quello di far passare il messaggio che il problema dell’omosessualità è indotto. Parliamoci chiaro, omosessuali non si nasce se non in rarissimi casi di disfunzioni ormonali o fisiche. L’omosessualità è indotta e dunque bisogna prenderla dall’inizio. Perché se presa dall’inizio si può superare, ma bisogna prenderla dall’inizio, cioè dal momento che ci si rende conto del problema. Come? Attraverso psicoterapia. Se la psicoterapia viene affrontata nella prima adolescenza, se il problema si pone, è un problema che si risolve. Il nostro consultorio familare affronta parecchie volte questo tema e ci riesce anche. Quando purtroppo l’omosessualità è incancrenita è difficile estirparla". Intervento, questi, chiaramente ingiurioso e volto ad un istigazione alla violenza privata per palese concezione razzista. Infatti indicando la necessità di procedere nei confronti di persone omosessuali (indicate chiaramente in modo dispregiativo quali "malati") con terapie (come la psicoterapia) imposte, non solo ripropone l’ingiuria ma istiga ad un atto di violenza sull’individuo. Nello stesso pronunciato del RIGON si afferma inoltre che occorre che ciò sia fatto soprattutto nella prima adolescenza, ovvero intervenendo per plasmare la persona nella fase forse più delicata della propria vita e nel momento in cui non è certamente il soggetto interessato a poter decidere se sottoporsi o meno a terapie. Il RIGON afferma inoltre che tale pratica è già svolta presso il Consultorio Familiare della Diocesi di Genova. Tale intervento del RIGON è stato integralmente pubblicato, in audio, sul sito del Il Secolo XIX ed è quindi disponibile a questo indirizzo: http://www.ilsecoloxix.it/r/IlSecoloXIXWEB/genova/allegati/rigonomosessualit%C3%A0.mp3

3) E’ da segnalare inoltre che non è possibile indicare o far credere che l’omosessualità sia una malattia, e l’accostamento (omosessualità uguale malattia) non può assolutamente essere giustificato o giustificabile con una semplice espressione del libero pensiero in quanto le malattie non sono certamente una categoria del pensiero, bensì definite da strutture scientifiche preposte. L’Organizzazione Mondiale della Sanità [OMS] ha escluso da lungo tempo l’omosessualità dalla lista delle malattie. E l’omosessualità è stata anche cancellata dal "Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders" [DSM] redatto dall’American Psychiatric Association [APA]. Ogni riferimento in merito alle "devianze sessuali" richiamate dalle organizzazioni sanitarie, infatti, è relativi a "devianze sessuali" proprie sia degli eterosessuali sia degli omosessuali. Pertanto con le definizioni dell’OMS, così come delle altre strutture scientifiche, si è sancito che nessuna terapia può essere effettuata per cambiare un orientamento omosessuale. Pertanto il riferimento giustificatorio alla "malattia" ed alla "cura" promosso dal Paolo RIGON, nel suo intervento, appare quanto mai grave, oltre che platealmente infondato e fuorviante, vista la veste ricoperta dal RIGON.

Non ritenendo quindi possibile considerare quanto espresso dal RIGON come semplice espressione del pensiero, e non potendo considerarlo nemmeno quale espressione rientrante nell’espletamento dell’esercizio di culto; alla luce del C.P., delle Leggi vigenti, nonché della Costituzione della Repubblica italiana che riconosce la libertà di scelta di ogni individuo e reprime ogni forma di razzismo, discriminazione ed accanimento verso persone che compiano legittimamente scelte di vita (e quindi anche quelle di natura sentimentale e sessuale) lecite; nonché anche alla luce della Sentenza 10248 del 15 marzo 2010 della Cassazione penale Sez I ove si sancisce ulteriormente la punibilità delle espressioni di riprovazione per le tendenze omosessuali, con inequivoco intento denigratorio, si richiede all’A.G. di procedere per i fatti sopra esposti e di valutare anche ogni iniziativa ritenuta idonea ad impedire il possibile perpetuarsi dei comportamenti delittuosi.

Si richiede di essere tenuti informati dell’eventuale richiesta di archiviazione.

il Presidente Christian Abbondanza


19 FEBBRAIO
COMUNICATO DI ARCIGAY E ARCILESBICA
NESSUNO CI PUO
’ RIPARARE: GRAVISSIME LE AFFERMAZIONI DI MONS. RIGON

L’omosessualità non è una malattia, le terapie riparative non hanno nessuna base scientifica gravissimo che si dichiari di praticarle. Leggiamo con stupore e viva preoccupazione le affermazioni di mons. Paolo Rigon, Vicario Giudiziale della diocesi di Genova, riguardo all’omosessualità come "problema da estirpare" , particolarmente gravi e preoccupanti le affermazioni secondo cui l’omosessualità possa essere estirpata con la psicoterapia.

Si tratta di gravi e pericolose falsità, ricordiamo che sono passati più di 30 anni dall’eliminazione dell’omosessualità dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) e che più di 10 anni fa, nel 1998, l’APA (American Psychiatric Association) rifiutava le terapie che intendevano "convertire" in eterosessuali le persone omosessuali, argomentando che tali terapie potessero provocare crisi depressive, ansia e comportamenti autolesionistici. Anche il Presidente dell’Ordine degli Psicologi Liguri, che speriamo voglia intervenire, ha già preso posizione l’anno scorso firmando un appello nazionale (reperibile qui http://www.noriparative.it/ ) che inizia con queste parole : "Noi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, studiosi e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione, condanniamo ogni tentativo di patologizzare l’omosessualità, che l’American Psychological Association definisce una "variante naturale normale e positiva della sessualità umana" e l’Organizzazione Mondiale della Sanità una "variante naturale del comportamento umano".

Leggere, come dichiara il Monsignore, che in un consultorio queste terapie vengano praticate è allarmante e di immensa gravità, speriamo che questa struttura non riceva fondi pubblici o che, se li ricevesse, le istituzioni intervengano immediatamente.

Le nostre associazioni metteranno in atto tutte le azioni possibili perché sia fatta chiarezza e si intervenga, nel frattempo ci teniamo ad affermare che si tratta di falsità, che l’omosessualità non è una malattia e che nessuna terapia atta a far "guarire" dall’omosessualità ha fondamento o serietà scientifica.

Quelle che vanno estirpate sono l’omofobia, l’odio e la discriminazione che mons. Paolo Rigon, diffondendo falsità e disinformazione, ha contribuito a diffondere.

Valerio Barbini e Lilia Mulas 
Presidente Arcigay Genova e Referente Arcilesbica Genova


9 FEBBRAIO  2011


Materiali informativi sulle dichiarazioni di volontà anticip
Documentazione direttive anticipate  1

Indicazioni per la consegna delle dichiarazioni  2

- Esempio di dichiarazione  3


da "Il Secolo XIX" dell' 11/02/11 ed. di Genova
articolo in risposta alla manifestazione genovese per la difesa del diritto dei
cittadini al rispetto delle dichiarazioni anticipate di volontà

da"Il Secolo XIX" dell' 8/02/11 ed. di Genova
Intervista a Giunio Luzzatto sulle ragioni della manifestazione genovese in 
difesa del diritto dei cittadini al rispetto delle dichiarazioni anticipate di volontà





























































 










































Far retrocedere dappertutto l'infelicità
(Guy Debord)
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